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Intervista Padre Albano


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Dana è una ragazza rom, storpiata da piccola, obbligata a elemosinare in città. È arrivata a Casa Miani - una delle realtà d’accoglienza dei padri somaschi in Romania - incinta, ha chiesto protezione. Da alcune settimane è ospite del centro dove padre Albano, con l’aiuto di volontari ed operatori, raccoglie bambini di strada. In questo momento ce ne sono più di cento, dai 6 ai 20 anni. Alcuni si fermano, altri vanno e vengono. Ricevono vestiti puliti, una doccia, un pasto e - se scatta un minimo di interesse per una giornata diversa strappata alla colla - la possibilità di ottenere istruzione, cure e magari quell’affetto che avrebbero dovuto ricevere dalla famiglia o dal clan. “A Baia Mare e a Tirgoviste abbiamo sia comunità interne sia attività rivolte al territorio. Di giorno e di notte usciamo con un camper e incontriamo centinaia di ragazzi abbandonati”.
In Romania gli abbandoni di minori sono tantissimi: “Molte famiglie mandano i ragazzi a elemosinare e li picchiano se non portano a casa i soldi”. Uno dei problemi che spesso mettono a rischio il recupero è il fatto che le famiglie possono riprendersi quando vogliono i propri figli che si sono rifugiati nei circuiti di accoglienza. Alcuni dei ragazzi che frequentano il centro diurno di padre Albano hanno i genitori che lavorano all’estero. Finiscono per strada perché i nonni a cui sono affidati non riescono a seguirli. Altri, i più difficili, sono quelli che scappano dalle case famiglia, che il governo ha aperto dopo aver chiuso gli orfanotrofi. È il caso di Joan: la famiglia a cui era stato affidato prendeva i soldi del governo, ma non se ne occupava. Lui ha preferito stare alla Fundatia.

  Padre Albano


In sede europea lo Stato sostiene di aver fatto un’operazione brillantissima chiudendo gli orfanotrofi, ma di fatto i minori non sono tutelati in modo adeguato, e io posso testimoniarlo con tanto di documentazione”. Dana non ha voluto saperne di ritornare a casa. È rimasta anche lei alla Fundatia.
Pochi giorni fa ha partorito una bella bambina, frequenta il laboratorio di cucito, si è staccata dalla famiglia, non ha più bisogno di vendersi e di chiedere l’elemosina. Per lei è cominciata una vita nuova. Per migliaia di ragazzi come lei c’è solo un tragico presente fatto di prostituzione, di furti, di droga - colla e anfetamine - e di violenze.

 

Padre Albano non è nuovo a questi problemi. Ha una lunga esperienza con i ragazzi difficili del carcere minorile, maturata a Torino. Venti anni di fatiche, in prima linea per strapparli al degrado, alla malavita, alla violenza. Ci incontriamo nella sede del Sermig a Cumiana. Con un lavoro di anni e con l’aiuto di tanti amici, il Sermig l’ha fatta diventare una vera e propria stazione di rifornimento per la solidarietà. Da lì partono container carichi di materiali, di alimenti, di vestiti, di medicine, aiuti di prima necessità ma anche progetti di sviluppo, idee, soluzioni tecnologiche innovative, insomma tutto quello che serve ad una crescita umana nella dignità e nella giustizia.
Padre Albano è arrivato con due furgoni e con la carica contagiosa della sua grinta. Ragazzi che lavoranoSi capisce che ha una mission nella testa, ma ancora di più nel cuore. Facciamo un giro nel deposito per scegliere i materiali che utilizzerà nel suo centro di Baia Mare. Il Sermig qualche tempo fa gli ha mandato cinque lavatrici che ora si stanno confermando come un piccolo miracolo. Servono a lavare gli indumenti sporchi dei ragazzi, ma servono anche alle famiglie del vicinato che vengono fino alla Fundatia con i loro panni sporchi. In questo modo si intrecciano relazioni, si avviano iniziative. “Al mattino abbiamo la fila di mamme e una ventina dei loro piccoli sono ormai costantemente inseriti nell’alfabetizzazione; stiamo anche cercando di fare dei lavatoi pubblici dotati di acqua calda.



                         



 

 

 
 

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